Le dipendenze tecnologiche

Le dipendenze tecnologiche

Si è conclusa con grande successo la 2° Giornata Nazionale in materia di Dipendenze Tecnologiche e Cyberbullismo, svoltasi a Roma sabato 10 novembre 2018 presso l’Auditorium del Massimo, a cui ha partecipato l’Associazione Entelechia. Protagonisti indiscussi dell’auditorium Massimo Recalcati, Giuseppe Lavenia, Federico Tonioni e Maura Manca.

E’ noto quanto la tecnologia  abbia un impatto sempre maggiore nelle nostre vite, potremmo dire che ne siamo sempre più invasi e siamo sempre più iper-connessi.

Ciò che è meno noto è quanto, lo sviluppo di tali forme di dipendenza patologica, rimandi ad aspetti di vulnerabilità del sé, derivanti da relazioni primarie disinteressate, nelle quali il genitore non si è dimostrato in grado di soddisfare le richieste emotive di sicurezza e di sostegno del bambino.

Come afferma infatti il Dr. Federico Tonioli, psichiatra e psicoterapeuta: “Davanti ad uno schermo, i bambini perdono il rispecchiamento emotivo, ovvero, guardarsi negli occhi e pensare alla stessa cosa, elemento indispensabile per crescere”.

Grazie ad una sana aggressività, che si esprime attraverso il movimento e la capacità di vivere le emozioni, i bambini apprendono, esplorano l’ambiente, fanno esperienza, ma se questa non è  opportunamente “accompagnata”, rischia di trasformarsi in rabbia che, può portare in età adolescenziale, a difficoltà relazionali, compromissione dell’autostima, minando la capacità dei bambini di credere in se stessi, fino ad arrivare ad abusare di videogame con contenuti violenti:

“La rabbia che non si vede”.

Dobbiamo separare quelle che sono le dinamiche inevitabili legate all’aggressività con quello che è il cyberbullismo vero, autolesivo che esita drammaticamente  nei suicidi. Il cyberbullismo è “vivere un’esperienza persecutoria”. Tutti noi, bene o male, abbiamo subito vessazioni, siamo stati “aggrediti”, ma è solo quando non ci sentiamo autorizzati a parlarne con qualcuno che si rischia di entrare nel vicolo cieco del cyberbullismo. Molte volte i bambini si vergognano di confidarsi con i propri genitori, proprio perché il primo bullo è il genitore assente.

Mi occupo infatti, di nuove forme di assenza genitoriale mai di iper-connessione” afferma Tonioli.

C’è quindi una relazione tra fenomeni di trascuratezza emotiva e fenomeni di dipendenza da Internet.

La Dr.ssa Maura Manca, inoltre, ha fornito un allarmante dato: 2 adolescenti su 10 sono autolesionisti. Il 20% degli adolescenti italiani si fa intenzionalmente del male, per rabbia, per un dolore interno, per scaricare le tensioni interne, per calmarsi, per punirsi, per ricercare sensazioni e dimostrare forza.

“L’autolesionista si vergogna, ha paura di essere scoperto perché crede di non essere capito, di essere considerato diverso.

Il compito di noi genitori, di chi è cresciuto nell’epoca di passaggio da analogico a digitale, è di insegnare ad un nativo analogico, il “senso delle cose”, il contatto autentico con se stessi, ricordando però che il primo contatto che un bambino ha con il mondo, lo ha attraverso di noi.

Abbiamo una certezza! Le strumentazioni digitali non possono essere considerate sostitutive dei

genitori e l’impiego eccessivo dei device elettronici non è appannaggio esclusivo della giovane età. Tutt’altro.

Tornare indietro non è pensabile, ma formarsi ad una genitorialità consapevole e responsabile è possibile e doveroso.

#Di.Te.

Per approfondimenti vi segnaliamo questo interessante sito:

www.adolescienza.it

 

 

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